Redazione, Agi
Distruzione e rinascita. L'antica città assira di Mosul risorge dai tunnel scavati proprio da quei miliziani dell'Isis che avevano distrutto a colpi di martello una parte dei tesori del museo archeologico.  Nei pressi del'ex roccaforte del sedicente stato islamico, e ora teatro dell'offensiva finale con cui le truppe governative cercano di cacciare gli uomini di Daesh dai quartieri occidentali, un team di archeologi ha scoperto iscrizioni e rilievi con scene inedite, risalenti al periodo assiro. Nei tunnel dei jihadist  l'eccezionale scoperta  Paradossalmente il merito va proprio ai miliziani dell'Isis, gli stessi che in passato hanno distrutto i tesori del museo archeologico, disperdendo quasi tutto il resto. Il prezioso ritrovamento è avvenuto, infatti, all'interno di alcuni tunnel scavati dai jihadisti al di sotto di una piccola collina per far saltare un'antica moschea, risalente 1100, all'interno della quale si pensa ci fosse la tomba del Profeta Giona. Un atto di barbarie che ha inavvertitamente aperto le porte ad una eccezionale scoperta scientifica. Gli esperti del British Museum, in contatto con il  team di colleghi guidati a Mosul da Saleh Noman, ritengono che i miliziani abbiano scavato così a fondo i loro tunnel da aver raggiunto inavvertitamente un tempio scolpito nella roccia. Si tratta di una scoperta molto significativa: i rilievi sono unici nel loro genere, poiché raffigurano scene inedite. Sembra anche che siano stati trovati due Lamassu (statue raffiguranti divinità a forma di toro alato, che venivano poste all'entrata dei palazzi o templi, ndr), il che significa che probabilmente che molto vicino c'è un tempio.  I tesori archeologici di Mosul La regione di Mosul è un'area che custodisce una enorme quantità di testimonianze archeologiche, essendo una delle più antiche e continuativamente abitate al mondo. Secondo Leila Salih, archeologa a capo del servizio regionale per le antichità, finora nell'area sono stati ritrovati più di un centinaio di pezzi di ceramica in ottime condizioni, e molte altre potrebbero essere state trafugate. Lo scorso febbraio, alla conferenza Unesco di Parigi, il vice ministro della Cultura iracheno, Qais Rachid, ha affermato che solo nella regione di Mosul ci sono circa 66 siti archeologici distrutti dall'Isis, alcuni dei quali convertiti in parcheggi.    Grazie al British Museum rinascerà il Museo di Mosul  Il sito del Museo Archeologico di Mosul, teatro di uno dei più grandi scempi perpetrati dall'Isis contro il patrimonio culturale dell'umanità, è stato appena riconquistato e sta per scattare la corsa al recupero dei tesori archeologici che vi eran conservati. Un recupero che potrebbe consistere, in molti casi, nella ricomposizione paziente di opere letteralmente polverizzate dai martelli dei Jihadisti, o nel rintracciare molte opere nel fiorente mercato clandestino dell'arte. Il programma di ricostruzione e di salvaguardia del patrimonio archeologico iracheno guidato dal British Museum è stato lanciato a gennaio 2016, prevede di formare una cinquantina di archeologi e nella sua fase di addestramento - della durata di sei mesi - gli archeologi iracheni hanno passato tre mesi a Londra e tre mesi in Iraq, a mettere in pratica le conoscenze e le tecniche acquisite. Un addestramento basato sui metodi più all'avanguardia, che prevedono l'utilizzo di immagini satellitari dei siti archeologici per una loro dettagliata mappatura digitale e la registrazione dei monumenti presenti, intatti o danneggiati.   "Una volta che la città sarà del tutto liberata, partirà un enorme piano di ricostruzione del Museo di Mosul, con i nostri archeologi che entreranno per la prima volta nel museo per fare le prime valutazioni dei danni", ha dichiarato Sebastien Rey, a capo del Programma di formazione per la gestione del patrimonio iracheno, che oggi guida il team che sta effettuando le prime valutazioni nel sito di Nimrud. I miliziani dell'Isis in questi due anni non hanno solo massacrato intere comunità, costretto alla fuga migliaia di persone, seminato terrore: tra i loro bersagli preferiti ci sono anche le testimonianze architettoniche di civiltà passate, che nell'assurda dottrina che guida il loro agire sono fonte di "idolatria". Così come i Talebani nel 2001 distrussero i Buddha di Bamiyan in Afghanistan, Daesh a partire dal 2015 ha preso di mira sopratutto il patrimonio archeologico di Siria e Iraq. Ad aprile 2015, due mesi prima di iniziare a distruggere Palmira in Siria, l'Isis rilasciava un video in cui demoliva le costruzioni del sito archeologico di Nimrud, nell'area di Mosul, prima di farlo saltare in aria. Contestualmente, attaccava il sito di epoca romana di Hatra, sempre all'interno del governatorato di Ninive. Immagini desolanti, che testimoniavano la simbolica e dolorosa cancellazione di un passato che è parte dell'identità irachena. Forse, però, non tutto è perduto. Mosul, Hatra, Numrud. Tutti gli scempi dell'Isis - Guarda la gallery Mosul, Nimrud e Hatra, tutti gli scempi dell'Isis  Un odio sfrenato per tutto ciò che è il passato. L'Isis non ha distrutto solo decine di migliaia di vite umane, ma cercato anche di annullare l'ideantità stessa delle popolazioni finite sotto il suo tallone. Questo anche distruggendo,a colpi di maglio, i tesori conservati nei musei e nei siti archeologici dell'Iraq. Ma anche molti santuari musulmani non sono stati risparmiati.     Siti archeologici Gennaio 2015, l'Isis distrugge con gli esplosivi gran parte delle antiche mura dell'antica citta' assira di Ninive, in Iraq. Distruzione anche delle due statue leonine alle porte din Raqqa, in Siria, capitale dello Stato islamico.  26 febbraio 2015, diffuso un video sulla distruzione delle opere esposte nel Museo Archeologico di Mosul, Iraq, in gran parte provenienti dalle rovine della citta' assira di Hatra. Alcune delle opere erano tuttavia copie in gesso.  5 marzo 2015, l'Isis dichiara la distruzione con i bulldozer dell'antica citta' assira di Nimrud (XIII sec a.C.), in Iraq, non lontano da Mosul, e ne diffonde un filmato in aprile.  7 marzo 2015, i peshmerga curdi denunciano la distruzione dell'antica citta' assira di Hatra. Il giorno dopo vengono saccheggiate e poi distrutte le rovine assire di Dur-Sharrukin Moschee e santuari islamici  Giugno-settembre 2014, l'Isis demolisce coi bulldozer il mausoleo sciita di Fathi al-Kahen a Mosul, e mina la moschea di Al-Arbahin a Tikrit che conteneva 40 tombe dell'era omayyade dell'VIII sec. Fatte saltare anche una delle presunte tombe del profeta Daniele, la tomba con moschea del profeta Giona e quella del profeta Jirjis, tutte a Mosul. Stessa sorte per il santuario dell'Imam Awn al-Din.  26 febbraio 2015, fatta saltare la moschea Khudr a Mosul. Fra gli altri luoghi santi sciiti distrutti dai jihadisti, anche la moschea Al-Qubba Husseiniya a Mosul, la moschea Jawad Husseiniya e il mausoleo di Saad bin Aqil Husseiniya a Tal Afar. Sotto la furia distruttrice del Califfato sono caduti anche luoghi venerati sunniti, come il mausoleo sufi di Ahmed al-Rifai e la cosiddetta Tomba della Fanciulla (Qabr al-Bint) a Mosul.  Marzo 2015, in Libia l'Isis distrugge santuari sufi vicino a Tripoli, con bulldozer e mazze. Dal giugno 2014 l'Isis ha iniziato la distruzione sistematica di tutte le chiese nei territori da esso controllati: fra le vittime eccellenti la Chiesa Verde (VII sec.) a Tikrit, uno dei monumenti piu' antichi della cristianita' in Medio Oriente.  Distruzioni precedenti all'Isis Prima dell'avvento dell'Isis c'erano stati due famosi precedenti:  Marzo 2001, in Afghanistan i Talebani fanno saltare in aria con la dinamite i due Buddha giganti scolpiti nella roccia a Banyan, capolavori dell'arte Gandhara risalenti al VI sec. Luglio 2012, le forze jihadiste guidate da Ansar Dine, che occupano il nord del Mali, distruggono una serie di mausolei e di monumenti islamici sufi nell'antica citta' di Timbuktu, patrimonio dell'Umanita' dell'Unesco