Paolo Bracalini, Il Giornale
Acque agitate nel piccolo stagno centrista. Con la caduta di Renzi e il riaprirsi dei giochi sulla legge elettorale, la corsa a riposizionarsi ridisegna i confini dell'area di centro, piccola ma zeppa di sigle partitiche e ambizioni personali. Dentro Ncd, l'aria di un voto anticipato esaspera la divisione che ha sempre lacerato gli alfaniani, quella tra chi vuol restare al traino del Pd renziano e chi punta a tornare nella coalizione di centrodestra. Se la legge elettorale, com'è probabile, avrà un premio alla coalizione, per Ncd sarà tempo di scegliere: o di qui o di là. Mentre in questo clima, con lo spauracchio del voto anticipato, il gruppo al Senato perde pezzi importanti (ha dato l'addio a Ncd il senatore Giuseppe Esposito, numero due del Copasir), Alfano prova a giocare la carta Renzi. L'ex premier potrebbe garantire dei posti in lista ai fedelissimi di Alfano, riconfermati al governo con Gentiloni, ma in cambio Renzi pretende il via libera alle elezioni anticipate. Opzione che però è difficile far digerire alla pattuglia parlamentare di Ncd, decisa ad arrivare a fine legislatura. A partire da Maurizio Lupi, fermo sulla scadenza al 2018, ma anche sul posizionamento naturale dei moderati non col Pd, ma col centrodestra («Alternativi a Salvini ma anche al Pd e legislatura con scadenza febbraio 2018» dice Lupi in radio). I rumors parlano anche di un approccio tentato da Alfano con Silvio Berlusconi, per sondare il terreno in vista di un ritorno. Manovra però resa molto complicata dalla storia degli ultimi anni e dai rapporti ormai lacerati tra Alfano e il suo ex partito, dove molti non pronunciano il suo nome senza accompagnarlo con «traditore». Ma per un leader di centro, Alfano, messo davanti al bivio, c'è anche Denis Verdini, capo di Ala, costretto a rassicurare i suoi per evitare una fuga collettiva. Se con Renzi il gruppo di Verdini era forte di un patto diretto col premier, col nuovo governo (dove Ala non ha rimediato nessuna poltrona, neppure di secondo piano) i verdiniani si interrogano sull'influenza di Denis, e sulle prospettive che può garantire loro nel futuro incerto dei prossimi mesi. E alcuni lasciano, come hanno fatto due verdiniani doc come i senatori Riccardo Conti e Giuseppe Ruvolo, che hanno mollato il gruppo Ala-Scelta civica (che così passa da 18 a 16 componenti) per approdare all'Udc. Proprio l'Udc di Lorenzo Cesa, un veterano delle alchimie di Palazzo, sta diventando l'approdo dei centristi che vogliono tornare nell'orbita del centrodestra. La stessa operazione che sta tentando Pier Ferdinando Casini, ma nell'orbita opposta, quella cioè che guarda a Matteo Renzi (Casini ha fatto campagna per il Sì al referendum, mentre l'Udc di Cesa per il No). L'ex presidente della Camera ha appena lanciato un nuovo (ennesimo) movimento moderato, «Centristi per l'Europa», insieme al ministro Galletti e altre vecchie guardie. Appello a Renzi, ma pure a Berlusconi (che lasci «quell'incompetente di Salvini»), non si sa mai. Le acque centriste sono molto incerte, ma i navigatori esperti nel galleggiamento non mancano.
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